Sogni di scrivere un libro? Ecco i consigli di Ernest Hemingway

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di Andrea Soccini

Ernest Hemingway fu sempre contrario a parlare del suo personale processo creativo, infatti non ha mai scritto un vero e proprio trattato sulla scrittura. Ha però lasciato molti indizi in merito alla sua visione sull’arte di narrare storie, sparsi tra lettere, articoli e libri, con opinioni e consigli agli aspiranti scrittori. Tutti questi vennero raccolti da Larry W. Phillips e pubblica nel 1984 con il libro “Ernest Hemingway on Writing”.  Sono certo che, se foste interessati a scrivere, potranno tornarvi utili.

 

1) Scrivi una frase vera: Il primo consiglio riguarda l’inizio della scrittura di una nuova storia.

A volte quando inizio una nuova storia e non riesco ad andare avanti, mi siedo di fronte al camino e inizio a schiacciare la buccia di alcune piccole arance verso gli angoli delle fiamme e osservo gli zampilli blu che si creano.  Così finalmente scrivo una frase vera, e parto da là. Era facile perché c’era sempre una frase vera che conoscevo o che avevo sentito dire da qualcuno. Quando mi accorgevo che stavo scrivendo in maniera elaborata, o come qualcuno che introduce un tema o presenta qualcosa, mi fermavo e tagliavo la tiritera, buttavo via e ricominciavo dalla prima vera semplice frase dichiarativa che avevo scritto. ”

2) Fermati prima di bloccarti: In questo caso Hemingway suggerisce alcuni trucchi per far si che uno scrittore sappia sempre cosa scrivere senza fermarsi mai.

La cosa migliore è sempre fermarsi quando stai andando bene e quando ancora sai che cosa succederà dopo. Se lo fai tutti i giorni quando stai scrivendo un romanzo non ti sarai mai arenato. Questa è la cosa più preziosa che posso dirti, per cui cerca di ricordartela.”

 3) Non pensare alla storia mentre non stai scrivendo: Hemingway suggerisce di non ripensare mai alla storia su cui si sta lavorando prima di ricominciare il giorno dopo.

In questo modo il tuo inconscio continuerà a lavorarci autonomamente, ma se lo fai in maniera cosciente, o ti ci preoccupi, l’ammazzi e il tuo cervello sarà stanco ancora prima di partire.

4) Rileggi ciò che hai scritto prima di ricominciare a scrivere: Hemingway aveva l’abitudine di rileggere quello che aveva scritto.

La cosa migliore era rileggere ogni giorno dall’inizio, correggere scorrendo il testo, e poi proseguire da dove mi ero fermato il giorno prima. Quando il testo diventa così lungo che non puoi rileggerlo tutto ogni giorno, torna indietro di due o tre capitoli al giorno; poi ogni settimana rileggi tutto dall’inizio. Questo per far in modo che il testo sia coeso.”

5) Non descrivere una emozione, falla accadere: Se si riesce a identificare l’azione concreta o sensazione che ha dato origine a quell’emozione e la descrivi in maniera perfettamente coerente con la storia, i lettori dovrebbero provare la medesima emozione.

Nella scrittura giornalistica racconti quel che è successo e, con un trucco o l’altro, comunichi l’emozione aiutato da quell’elemento di puntualità che conferisce una certa dose di emozione a qualsiasi resoconto dei fatti del giorno; ma la cosa vera, la sequenza di fatti e movimenti che avevano creato l’emozione, e che sarebbero stati validi uno o dieci anni più avanti, con fortuna e se descritti in maniera abbastanza pura, per sempre, era al di là di me, e cercavo di lavorare duramente per raggiungerla.”

6) Usa la matita: Spesso Hemingway usava una macchina da scrivere quando componeva lettere o pezzi per i giornali, ma per gli scritti più impegnativi preferiva sempre la matita.

Quando impari a scrivere il tuo obiettivo primario è quello di veicolare tutto al lettore: ogni sensazione, sospiro, sentimento, posto ed emozione. Per far questo devi per forza rielaborare quello che hai scritto. Se scrivi a matita ti concedi almeno tre differenti occasioni per assicurarti che il lettore riceverà quello che vuoi dargli.”

7) Non essere prolisso: Hemingway disprezzava gli scrittori che “non sapevano mai dir di no a una macchina da scrivere.

Non è un caso che il Discorso di Gettysburg sia così breve. Le leggi della scrittura in prosa sono immutabili come quelle del combattimento, della matematica, della fisica.”

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