L’Incontro del paesaggio e della donna in una poesia di Cesare Pavese

cesare-pavese

di Andrea Soccini

Oggi vogliamo lasciarvi questa bellissima poesia di Cesare Pavese (9 settembre 1908 – 27 agosto 1950), intitolata Incontro.

Queste dure colline che han fatto il mio corpo

e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio

di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

 

L’ho incontrata, una sera: una macchia più chiara

sotto le stelle ambigue, nella foschia d’estate.

Era intorno il sentore di queste colline

piú profondo dell’ombra, e d’un tratto suonò

come uscisse da queste colline, una voce più netta

e aspra insieme, una voce di tempi perduti.

 Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi

definita, immutabile, come un ricordo.

Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà

ogni volta mi sfugge e mi porta lontano.

Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:

mi sorprende, e pensarla, un ricordo remoto

dell’infanzia vissuta tra queste colline,

tanto è giovane. È come il mattino, Mi accenna negli occhi

tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.

E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta

che abbia avuto mai l’alba su queste colline.

 L’ho creata dal fondo di tutte le cose

che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.

 

La donna ritratta nel componimento è la personificazione della terra natale del poeta: S. Stefano Belbo nelle colline delle Langhe piemontesi. Il legame con la propria terra d’origine è infatti uno dei temi centrali dell’opera di Pavese.

Nella lirica, tratta da “Lavorare stanca”, del 1936, la donna sembra nascere dalla terra stessa: le sue caratteristiche fisiche sono le stesse del paesaggio, la sua voce sembra provenire dalle colline e come la luce dell’alba sulle stesse è il suo sguardo.

La lirica si distende in versi lunghi di andamento narrativo, una sorta di poesia-racconto che sottolinea il rifiuto del frammentismo della poesia ermetica. Il linguaggio è realistico, concreto e ricco di iterazioni tipiche del linguaggio di Pavese.

L’opera è basata sul contrasto tra il tempo passato, relativo all’incontro-visione, e il tempo presente in cui prende corpo il tema della perenne incapacità di comprendere il significato profondo di quanto il poeta ha visto. L’impossibilità di comprendere l’essenza di tale donna in effetti è l’incapacità di comprendere pienamente se stessi, come evidenzia la strofa finale.

 

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